Pochi franchise nella storia dei videogiochi hanno lasciato un’impronta così profonda come Tomb Raider.
Dal debutto nel 1996 alla sua continua evoluzione nel XXI secolo, la saga ha ridefinito il genere action-adventure e trasformato la sua protagonista, Lara Croft, in un’icona mondiale della cultura pop.

Le origini (1996–1998): la nascita di un’icona
Lara Croft nasce nel 1996 per mano di Core Design, in un’industria ancora dominata da protagonisti maschili. È un’archeologa-avventuriera britannica, colta, atletica e indipendente, che esplora tombe antiche in totale solitudine.
Il primo Tomb Raider propone una struttura rivoluzionaria: livelli tridimensionali basati sull’esplorazione, sul platforming ragionato e su enigmi ambientali.
Narrativamente Lara è volutamente distante e fredda. Non spiega, non si giustifica, non chiede empatia.
È una figura quasi mitologica, più simile a Indiana Jones che a un personaggio psicologicamente approfondito. Questa scelta contribuisce a renderla enigmatica e potente, ma anche poco umana.
L’estetica anni ’90
Il design di Lara riflette pienamente il periodo: proporzioni irrealistiche, silhouette iper-sessualizzata e un’immagine costruita anche per il marketing.
Tuttavia, ridurre la Lara originale a un semplice sex symbol sarebbe limitante: per molti giocatori dell’epoca rappresentava una donna competente, dominante e autosufficiente, qualcosa di raro nel panorama videoludico di metà anni ’90.
Tomb Raider II e III
Con Tomb Raider II (1997) e Tomb Raider III (1998), Lara diventa un’icona globale. Le ambientazioni si ampliano, l’azione aumenta e il personaggio diventa sempre più sicuro di sé, quasi arrogante. È l’apice della Lara “invincibile”, che affronta mercenari, animali e trappole senza mai mostrare paura o dubbio.
Maturità e ambizione narrativa (1999–2000)
Tomb Raider IV: The Last Revelation
Nel 1999 Core Design tenta una svolta più narrativa. The Last Revelation introduce una struttura più coesa, ambientata quasi interamente in Egitto, e un tono più cupo. Lara non è più solo esploratrice: diventa responsabile di un disastro cosmico. Per la prima volta, le sue azioni hanno conseguenze gravi.
Questa Lara è più concentrata, più silenziosa, meno ironica. L’avventura è lunga, complessa e richiede attenzione costante. Il gioco suggerisce una prima, embrionale umanizzazione del personaggio, pur restando legato alla sua natura stoica.
Tomb Raider V Chronicles
Chronicles (2000) è un capitolo atipico: racconta storie del passato di Lara attraverso i ricordi di chi l’ha conosciuta. Il personaggio diventa quasi una leggenda narrata da altri, rafforzando la sua aura mitica ma mostrando anche i limiti di una formula ormai stanca.
La rottura: Angel of Darkness (2003)
Tomb Raider: Angel of Darkness rappresenta il punto di frattura più importante nella storia di Lara Croft. Core Design tenta una reinvenzione radicale: tono gotico, atmosfere urbane, trama complessa e una Lara profondamente cambiata.
Una Lara diversa
Qui Lara è emotivamente scossa, più arrabbiata, più chiusa, quasi cinica. È coinvolta in un omicidio, braccata, costretta a muoversi in ambienti sporchi e decadenti. È una Lara “umana” nel senso più imperfetto del termine.
Ambizione e fallimento
Il gioco soffre di gravi problemi tecnici e di uno sviluppo travagliato. Molte idee restano incompiute, ma il tentativo di dare profondità psicologica a Lara è evidente. Angel of Darkness anticipa temi che diventeranno centrali solo anni dopo: trauma, ambiguità morale, perdita di controllo.
Il fallimento commerciale e critico porta alla rimozione di Core Design dal franchise.
La rinascita cinematografica e l’era Crystal Dynamics (2006–2008)

Tomb Raider: Legend
Con Legend (2006), Crystal Dynamics rilancia Lara. È più accessibile, più empatica, più “cinematografica”. Il gameplay diventa fluido, l’azione più guidata e la narrazione si concentra sul passato familiare di Lara.
Questa Lara è ironica, brillante, sicura, ma anche emotivamente coinvolta. È una versione più moderna dell’eroina classica.
Anniversary e Underworld
Anniversary (2007) reinterpreta il primo Tomb Raider, mentre Underworld (2008) chiude la trilogia con un tono più epico e malinconico. Lara è ormai una figura matura, consapevole del proprio passato e del peso delle proprie scelte.
Il reboot Survivor (2013–2018): la Lara umana

Tomb Raider (2013)
Il reboot del 2013 segna la trasformazione più radicale. Lara non è più un’eroina affermata, ma una giovane inesperta che deve sopravvivere. È ferita, spaventata, costretta a uccidere per la prima volta.
Il focus è sulla crescita personale, sul trauma e sulla resilienza.
Rise of the Tomb Raider
Rise amplia la formula: Lara viaggia in Siria e Siberia, affrontando non solo pericoli fisici ma anche dilemmi morali. È più determinata, ossessionata dalla verità, pronta a sacrificare tutto per la sua missione.
Shadow of the Tomb Raider
Shadow conclude l’arco Survivor. Lara è al culmine delle sue capacità, ma deve confrontarsi con le conseguenze delle proprie azioni. Il gioco riduce l’azione e torna a enfatizzare esplorazione e tombe, richiamando le origini della saga.
Il futuro della saga: dal 2021 a oggi (e oltre)
Dal 2021 in poi, Tomb Raider entra in una fase di transizione delicata ma cruciale. Dopo la conclusione della trilogia Survivor, Crystal Dynamics annuncia l’intenzione di unificare le tre grandi incarnazioni di Lara Croft: la Lara classica degli anni ’90, la Lara cinematografica e avventurosa della trilogia Legend, e la Lara umana, fragile e segnata del reboot. Questa idea di “timeline unificata” non è solo marketing, ma un tentativo ambizioso di ricomporre una figura che, negli anni, è stata frammentata da stili, epoche e visioni creative differenti.
Nel futuro della saga sono infatti in sviluppo due nuovi videogiochi di Tomb Raider.
Il primo è Tomb Raider : Legacy of Atlantis, un remake del primo videogioco del 1996 sviluppato da Crystal Dynamics con Unreal Engine 5, in uscita per la fine di quest’anno.
Il secondo progetto in uscita per il 2027 è Tomb Raider: Catalyst, un capitolo completamente inedito sviluppato da Crystal Dynamics con Unreal Engine 5, pensato come punto di unione tra la Lara classica, la trilogia Legend e la Survivor Trilogy.
Parallelamente, il franchise si espande su altri media. La serie animata Netflix (ambientata dopo Shadow of the Tomb Raider) mira a colmare il vuoto narrativo tra la trilogia Survivor e i videogiochi classici.
Abbiamo anche la serie live action di Amazon con protagonista Sophie Turner, pensata come parte di un progetto transmediale che unisce videogiochi, cinema e serialità.

Conclusione
Lara Croft è uno dei personaggi più longevi e complessi della storia del videogioco. La sua evoluzione racconta non solo la storia di una donna immaginaria, ma quella di un medium che cresce, sbaglia, si reinventa. Da icona invincibile a sopravvissuta fragile, Lara Croft continua a mutare, rimanendo però fedele a un nucleo essenziale: la spinta irresistibile verso l’ignoto.